42   

 

    Mancavano ancora una ventina di minuti all'inizio dello spettacolo. Sulle seggiole di legno c'erano soltanto i bambini e noi che eravamo lì con la scusa di accompagnarli. Oramai era la fine di giugno ma la sera faceva ancora un po' fresco e così avevamo portato qualcosa per coprirci, i golf per i piccoli e per noi direttamente le coperte di lana, i mitici plaid della nostra infanzia un po' cresciutella che però avevamo ancora una sorta di ritegno nell'ostentare prima che la complicità del buio ce lo permettesse in tutta tranquillità e persino con un pizzico di nostalgia.

    Eravamo ansiosi di sapere cosa mai fosse questo documentario su Rio Marina che avrebbe preceduto il film vero e proprio della rassegna estiva la cui programmazione era curata da un'impiegata del comune laureata in storia del cinema e grazie alla quale oramai da molti anni non aveva più segreti per noi neanche l'avanguardia russa degli anni venti.

    Ma quel che appunto ci incuriosiva di più era il fatto che la locandina, sempre estremamente precisa per ogni opera a riguardo di tutte le informazioni possibili, nel caso del documentario appariva lacunosa, volutamente ellittica. Non veniva infatti fornita l'informazione più importante e cioè il nome del regista. Persino la data di realizzazione dell'opera non era indicata mentre, per assurdo, venivano fornite spiegazioni sul formato, un originale super-8 trasferito su nastro magnetico e proiettato con il videolettore fornito da una sezione isolana della mediateca regionale per audiovisivi.

    C'era qualcosa sotto, impossibile non essere sospettosi.

    Intanto il sole indugiava riscaldando con i suoi ultimi raggi i vecchi sassi lucidi della saliva del mare di quelle spiagge di ferro ed ematite. E' in quegli ultimi attimi di giorno che gli uomini che amano pensare di solito riescono a riflettere più velocemente ed accuratamente. Qualcuno ha detto che tutte le cose più importanti della vita possono essere ricordate nello spazio di un tramonto, anche molto breve. Di solito però nessuno ha voglia di praticare  questo pericoloso esercizio che spesso porta a conseguenze impreviste specie per i sedentari delle emozioni e degli amori. Può succedere insomma che una riflessione di questo genere faccia capire come in un lampo gli errori compiuti e, con la stessa rapidità, far capire i relativi rimedi. Era un'occupazione divertente in quella sera mettersi ad immaginare quante vite sarebbero state stravolte da quel tramonto apparentemente buono solo per gli innamorati o per farci le foto ricordo. Erano senz'altro migliaia  i destini che si avviavano al loro prossimo incrocio in quei pochi minuti trascorsi davanti ad uno schermo bianco che poi alfine si illuminò.

    I titoli di testa ci lasciarono enormemente delusi. Neanche lì era chiarito il nome del regista e la realizzazione indicata ad opera di autori vari non meglio identificati. Per il resto invece erano molto esaurienti. Vi si leggeva che il documentario era formato da sequenze girate a Rio nell'arco degli ultimi venti anni e montate seguendo un ordine principalmente cronologico. I periodi delle riprese erano stati divisi equamente su tutto l'arco dell'anno, la durata complessiva all'incirca di un'ora e quaranta minuti. Gli interpreti non erano menzionati, ma pareva del tutto normale trattandosi di un documentario. Invece non era così.

    Gli interpreti infatti eravamo noi. Persino le nostre famiglie erano state accuratamente riprese negli atti più quotidiani. Il montaggio era talmente veloce che alle volte addirittura non si riusciva a riconoscere qualcuno ma, già verso la metà dell'opera cominciammo ad intuire ciò che all'inizio facemmo di tutto per non comprendere e che poi con immenso stupore fummo costretti ad accettare: nessuno, neanche Nicola, da questo benedetto paese di mare se n'era mai andato.

    Eravamo tutti lì, coi nostri capelli lunghi e le barbe di quand'eravamo giovani e poi con i nostri occhiali da presbiti a leggerci Il Manifesto dopo l'infinito tempo trascorso da quando avevamo ricevuto l'ultimo numero di Lotta Continua in abbonamento. Noi, proprio noi, ripresi assieme all'arco di tutti i nostri amori, anche di quelli dei quali avevamo dimenticato il nome, e c'erano persino le riprese degli infiniti acquisti di rose alle quali sempre demandammo la possibilità di renderle felici, fosse solo per il tempo che impiegavano i fiori ad avvizzire.

    Si vedevano i giorni degli esami e le passeggiate romantiche, le cerimonie dei nostri matrimoni e le sedute di tribunale dei nostri divorzi quando l'amore era annichilito, nascosto fra i banchi, e solo la sua trasformazione nell'eccesso opposto pareva avesse un senso seppur terribile.

    E c'erano i giorni in cui partecipammo alle manifestazioni con i minatori e quelli in cui eravamo con le bandiere rosse sul molo quando il PCI raggiunse il 33,3% dei voti.

    Rivedemmo le sagome delle prime automobili che comprammo, a dir la verità una in tutti, una vecchia Dyane verde polpetta irrancidita, ed anche tutto lo sfavillio delle nostre auto da grandi coi loro vetri leggermente ombreggiati ma con le canzoni degli Area sempre nel mangianastri.

    Vedemmo le nostre prime notti a fumar marijuana con le bottiglie di vino sparse intorno al letto insieme ai preservativi ed al primo 45 giri dei Nomadi che conteneva "Dio è morto" ed "Auschwitz", risentimmo come fosse allora l'odore di chiuso delle stanze nelle mattine seguenti assieme al sapore di muffa del caffè ed ai piatti da lavare eppure rimanemmo convinti, oggi come allora, che la vita è bella solo se hai intorno i tuoi amici ed i tuoi amori mentre tutto il resto non ha alcuna importanza.

    Attraverso le immagini entrammo nuovamente nelle aule scolastiche dei nostri sedicianni, quando ci convincemmo una volta per tutte che la fisica e la matematica non possono esprimere poesia. Riconoscemmo con fatica i volti dei compagni di allora e ci tornarono in mente all'improvviso tutte le vite che avrebbero voluto vivere e facendo il paragone con l'oggi ci dispiacque per loro e per noi anche se in fondo conta solo potersi sdraiare sui sassi del mare svuotando la mente da ogni pensiero.

    Ed incontrammo di nuovo i volti di rughe dei nostri amori senili, le nonne che venivano insieme con noi in vacanza, e le salutammo e ci sembrarono ancora vive, e ridemmo come sempre delle loro straordinarie battute. Rivedemmo i loro tegami di baccalà e patate del mercoledì pomeriggio, anche d'estate, e ne ricordammo immediatamente la fragranza che si mescolava lenta agli odori delle piante aromatiche del giardino quasi dubitando di sé stessa e della propria audacia.

    Riapparvero davanti ai nostri occhi i volti di roccia e di vento dei vecchi del paese, tutti nostri amici, e riascoltammo con immenso piacere le loro storie che parlavano dei tempi della guerra ed anche ogni loro predizione sui nostri futuri, fatevi forza, ci dicevano stringendoci le mani, non avrete una vita difficile ma neanche facile, guardate sempre verso ovest quando sarete per litigare con qualcuno, fate attenzione alle vostre passioni perché vi accorgerete che c'è sempre il modo per sbagliare, siate sempre sinceri ma mentite ogni volta che qualcuno ve lo chiede, ricordatevi ogni tanto di noi quando sarà passato il tempo perché vi potrebbe far piacere. Avevano ragione.

    Riconoscemmo il campo da gioco che ci vide fanciulli inseguire un pallone, lo vedemmo allora, sfolgorante e nuovo costruito apposta per noi, e lo vedemmo tanti anni dopo con il prato ridotto a sterpaglia e la porta con i pali rugginosi e la rete strappata senza più figli su questo pezzetto d'isola ai quali interessasse.

    Rivedemmo i nostri errori ed i nostri colpi di genio, le sere tristi d'autunno e la smodata felicità delle notti di luna piena, il giorno in cui la baciammo la prima volta e l'ultimo incrocio delle nostre vite che fu naturalmente un addio, le fontane dei campeggi liberi a ventanni, i concerti rock sulla costa, i nostri viaggi a Parigi, vedemmo tutto il mondo delle nostre lusinghe, dei giuramenti di fedeltà e dei tradimenti e nello stesso tempo fu come vedere la vita di qualsiasi altro al mondo se si eccettua l'unica differenza del riflesso del mare negli occhi di chi amammo e che ci amò e che, forse contrariamente ad ogni logica, trascorse insieme a noi il tempo di questa nostra esistenza.

    Quando la proiezione terminò rimase per qualche interminabile secondo solo il rumore del mare e della pellicola ronzante nel proiettore non ancora spento. Quando finalmente si accesero le luci ci togliemmo i plaid dalle ginocchia e li avvolgemmo intorno ai bambini che cominciavano ad avere sonno, prendemmo poi in braccio i più piccoli e ci avviammo verso il bar del cinema con la scusa che avevamo sete, ma non era vero.

    Non era possibile che tutto si potesse risolvere così. Oramai eravamo divenuti esperti di cinema e sapevamo bene che non c'era alcuna opera, anche dichiaratamente documentaria, che potesse essere del tutto oggettiva. Bastavano infatti alcune sapienti inquadrature oppure un accurato lavoro di montaggio perché sequenze in sé apparentemente documentaristiche si trasformassero in un'opera di finzione. Solo che non eravamo del tutto convinti che questo fosse il caso.

    Era anche vero però che la notte porta consiglio e così decidemmo di rimandare al giorno seguente un'analisi compiuta di questo avvenimento che ci era piombato all'improvviso fra capo e collo. Così, facendo quasi finta di niente, prendemmo le nostre carrozzine con i bambini già addormentati e ce ne tornammo a casa, l'indomani avremmo appurato la verità.

    La sera del giorno seguente ci ritrovammo al bar. Nell'ordine del giorno della discussione il primo punto da chiarire riguardava chi avesse mai realizzato l'opera. Che si trattasse di autori vari come recitavano i titoli di testa era un'ipotesi senz'altro da scartare, suggerita certamente dal realizzatore con l'unico scopo di confonderci le idee. Ma del resto, scartata l'ipotesi di una regia generalizzata, ciascuno di noi poteva essere l'autore o comunque non ci vennero in mente altre possibilità. La discussione quindi si arenò e dopo aver trascorso la prima ora affannandoci in una miriade di pazzesche ipotesi, decidemmo di passare al punto successivo.

    Dovevamo appurare in sostanza se si trattasse o no di un documentario. Per avere la certezza su questa ipotesi era naturalmente necessaria una copia dell'opera da visionare alla moviola. Appunto per questo ci eravamo recati la mattina di buon ora presso l'ufficio comunale che si occupava della programmazione della rassegna, ma ci attendeva una brutta sorpresa: la cassetta con il film era stata già riconsegnata la sera precedente all'agenzia di noleggio e naturalmente non esistevano copie. Avremmo potuto recarci dal noleggiatore a Portoferraio, se non che una breve verifica stabilì che al numero telefonico che era stato lasciato rispondeva una macelleria. Tutta la storia si faceva sempre più complessa ed indecifrabile.

    Senza la copia del film sottomano era difficile stabilire quante e quali manipolazioni vi fossero state effettuate. Inoltre, il montaggio rapidissimo rendeva quasi impossibile alla nostra memoria orizzontarsi pienamente in quella babele di immagini e di scene, molte delle quali lunghe appena alcuni fotogrammi. Le due possibilità quindi rimanevano entrambe valide, era possibile che si trattasse di una costruzione totalmente artificiale e magari persino frutto di elaborati effetti speciali, come del resto era altrettanto plausibile che l'opera fosse soltanto il risultato del montaggio di scene effettivamente veritiere. Delle due l'una, insomma, o Nicola se n'era realmente andato oppure noi avevamo preso un colossale granchio.     Capirete che non si trattava di stabilire una cosa da poco.

    Vista che anche l'analisi del montaggio si era rivelata infruttuosa per motivi tecnici, decidemmo di rivolgere la nostra attenzione sulla struttura. In apparenza l'opera era abbastanza lineare e di facile decifrazione, avrebbe dovuto trattarsi infatti dello svolgimento di episodi tratti dall'esistenza reale di alcune persone lungo l'arco delle loro vite. Solo che, abbastanza frequentemente, le immagini relative alla gioventù erano affiancate a quelle dell'oggi, quasi a voler dimostrare, provare, una continuità ineccepibile. Si voleva insomma dimostrare strutturalmente l'assioma di base e cioè che si trattava di un'opera girata realmente con metodo documentaristico su alcune vite. Com'è evidente, quando si sente il bisogno di dimostrare, di sottolineare, è anche possibile che ci si trovi in una posizione difficile che sarebbe sostanzialmente quella dell'autore nel caso avesse costruito un accurato falso. L'accostare le immagini dei volti di epoche diverse avrebbe poi potuto favorire l'inserimento addirittura di alterazioni fittizie che in sostanza sarebbero stati i fotogrammi con le riprese del volto di Nicola. Solo che con l'analisi precedente non si spiega il mutamento negli anni del volto che ci interessa né, soprattutto, l'ambientazione nella quale viene mostrato.

    Sembrava proprio che non ci fosse niente da fare, si tornava sempre al punto di partenza. Tutte le argomentazioni a favore o contro avevano anche una loro opposizione complementare, speculare ed altrettanto valida.

    Rischiavamo di fare mattina senza concludere assolutamente niente finché, con un ultimo impeto d'orgoglio, trovammo la soluzione, unica, altisonante e perfettamente ineccepibile.

    Si trattava in sostanza di lasciar perdere tutto. Era ormai evidente che non avremmo mai provato con certezza la veridicità o la falsità del documentario e, se una verità fosse mai esistita, dovevamo cercarla da soli. L'unica soluzione era quindi quella di continuare a narrare la nostra storia. Quando saremmo arrivati alla fine avremmo finalmente saputo, del destino di Nicola, dei nostri, dell'umore inspiegabile che ci ha sempre spinto ad adorare le maree.

    E così, arrivati a questo punto, non ci resta che salutarvi perché forse vi abbiamo stancati ma senza dubbio ci siamo annoiati noi. Auguriamo quindi buona serata a tutti, buona visione a quelli che andranno al cinema, buon'amore a chi sta vedendo un paio di mutandine volargli davanti in questo momento, buon sonno a chi dovrà recarsi da qui a poco in ufficio, buon anno se questa è la notte giusta, buon'attesa se lei o lui sono ora assolutamente irraggiungibili, buona faccia contro il vento se adesso dalla vostra finestra sta entrando l'aria che proviene da sud, buona lettura d'agosto se state per partire alla volta di Baratti ed incontro a tutte le sue memorie di girasoli e pomodori, buon carnevale se adesso siete vestiti da Arlecchino e, infine, buona partita serale a tresette sia se i vostri anni sono pochi da contarli appena oppure così tanti che a volte ci si stanca persino a ricordarli.